"Senza una nuova coscienza noi, da soli, non ce la faremo mai "





Rocco Chinnici

mercoledì 21 gennaio 2015

IL PENTITO GALATOLO RIAPRE IL GIALLO DEI MAIORANA: "UCCISI PER CONTRASTI ALL'INTERNO DEL CANTIERE" LA SCOMPARSA DEI MAIORANA: IL PENTITO GALATOLO RIAPRE IL CASO


RAI 3 CHI L'HA VISTO 21 GENNAIO 2015


























PALERMO. ROSSELLA ACCARDO INTERROMPE LO SCIOPERO DELLA PAROLA DOPO LA CHIUSURA DEL FASCICOLO DA PARTE DEL GIP LO SCORSO OTTOBRE DAVANTI AL PEGGIORE DEGLI SCENARI DICHIARA: “LE PAROLE DEL PENTITO GALATOLO APRONO VIA ALLA VERITÀ”


Non ha mai mollato neppure un attimo Rossella Accardo madre di Stefano e moglie dell’imprenditore Antonio Maiorana, scomparsi misteriosamente il 3 agosto del 2007 senza mai una apparente spiegazione convincente ma solo dicerie, spesso maldicenze. Una madre, una moglie, una donna che da allora ha sempre cercato ed in ogni modo di scoprire la verità, di nutrire una speranza, una spiegazione; mai però avrebbe destino desiderato un passaggio così orribile. Le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Vito Galatolo ai magistrati di Palermo, lanciamo un sospett, il peggiore degli incubi, il suo ex marito Antonio e suo figlio Stefano Maiorana non scomparvero volontariamente, ma furono uccisi dalla mafia. Lo scorso ottobre il gip aveva archiviato l’indagine sui due imprenditori, ma Rossella non ha mai accettato che la verità rimanesse nascosta.
Ecco quanto reagito Rossella Accardo incontrando Giuliana Grimaldi che la ha intervistata per tgcom24

Come ha reagito alle rivelazioni fatte dal pentito Galatolo?
La mia perseveranza nel chiedere che l’inchiesta fosse riaperta ha prodotto un risultato e da questo punto di vista mi sento un po’ liberata, ma per un altro verso questo epilogo mi lascia attonita. Mi chiedo perché tanti passaggi dell’indagine siano stati sottovalutati, per esempio i riscontri forniti dalle celle telefoniche. Il mio perito ha sempre detto di rivedere l’analisi di questo elemento che avrebbe fatto capire prima che mio figlio e mio marito non si erano mai allontanati dal cantiere di Isola delle Femmine dove sono stati visti vivi per l’ultima volta. Se fossero scappati non avrebbero lasciato lo zaino con gli effetti personali o le chiavi inserite nel cruscotto dell’auto. Non ho mai creduto all’ipotesi di un loro allontanamento volontario.
Quali conseguenze hanno le parole di Galotolo rispetto al caso Maiorana?

Ieri ho interrotto lo sciopero della parola che portavo avanti dal 2 novembre 2014 per chiedere la riapertura del fascicolo. Ho messo fine pure al regime di pane e acqua che avevo scelto dal 6 di gennaio, anniversario della morte di Marco, il mio secondogenito morto in circostanze misteriose probabilmente perché era l’unico a conoscere la verità sulla scomparsa del padre Antonio e del fratello Stefano. Ho scelto di non parlare perché speravo che il mio silenzio indignasse chi mi stava vicino al punto da urlare per conto mio. Di fatto mi sono data da sola il 41 bis: pane, acqua e silenzio. Mi meritavo tutto questo? Sono forse io la delinquente da punire? No, ma per i miei figli mi sembrava un sacrificio necessario. La non violenza è la mia cultura per cui ho scelto questa strategia per ottenere giustizia. Ho messo la ragione davanti a tutto e portato avanti le mie richieste con determinazione massima.

Come ha appreso delle rivelazioni del collaboratore di giustizia Vito Galatolo?

Ho letto la notizia dai giornali, dopo che il mio avvocato mi ha avvisata, e ho avuto un crollo. Il mio peggior timore si è avverato mercoledì mattina. La settimana scorsa ero stata in Procura per chiedere un appuntamento al nuovo procuratore Francesco Lo Voi che si è dimostrato estremamente disponibile: quando ha saputo che lo avevo atteso per ore in corridoio, è venuto ad abbracciarmi e mi ha promesso un nuovo incontro durante il quale consegnargli una mia memoria con una sintesi del caso. Inizialmente voleva fissarlo per febbraio ma quando ha visto sulla  mia faccia la disperazione per la prospettiva di rimanere un altro mese senza poter parlare e quasi a digiuno, mi ha detto di tornare in tribunale mercoledì 21, il giorno in cui “Repubblica Palermo” ha pubblicato l’articolo su Galatolo. Lo Voi però, non ha fatto alcun accenno alle novità che probabilmente conosceva già.

La testimonianza di Galatolo conferma la sua ipotesi circa la sparizione di Antonio e Stefano e cioè che siano stati uccisi dalla lupara bianca?

Ho saputo dal mio avvocato che nei fatti Galatolo ha prestato al momento solo dichiarazioni orali non confluite in un verbale vero e proprio. Non so come “Repubblica Palermo” sia venuta a conoscenza di tali dichiarazioni prima che ci fosse un verbale e francamente non mi interessa: per me hanno comunque il valore di una notizia bomba. Ho potuto riprendere la parola perché il mio legale mi ha rassicurata che l’indagine sarà riaperta e avrà un’impostazione molto più vicina a quello che è la nostra ipotesi. L’elemento importante sottolineato dal pentito è che tutto si è svolto nel cantiere di Isola delle Femmine. Quello che io sostengo da tempo: ci fu un diverbio che iniziò nell’ufficio prefabbricato. Qualcuno vide Antonio e Stefano portati fuori con la forza da quell’ufficio fino all’auto che li ha condotti nell’ex mangimificio abbandonato dove presumibilmente sono stati uccisi e poi seppelliti sotto una cabina dell’Enel. Si è svolto tutto lì: magari un semplice pestaggio è andato oltre fino alla tragedia finale.

A quanto le risulta, l’assassino di Stefano e Antonio ha ora un nome e cognome?

Pare che Vito Galatolo abbia fatto un nome coperto però, da segreto istruttorio: sarebbe un imprenditore facoltoso. Imprenditore a cui, aggiungo io, il mio ex marito avrebbe ripetutamente pestato i piedi. Stefano invece, sarebbe stato tolto di mezzo in quanto testimone scomodo dell’omicidio.
Sul suicidio di Marco ci sono novità?
Ritengo che verrà aperto un nuovo capitolo anche sul presunto suicidio di Marco che da sempre considero collegato alla scomparsa di Antonio e Stefano.

LEGGI ANCHE:
http://www.dbtalk.it/antonio-e-stefano-maiorana-uccisi-dalla-mafia/

IL PENTITO GALATOLO RIAPRE IL GIALLO DEI MAIORANA: "UCCISI PER 


CONTRASTI ALL'INTERNO DEL CANTIERE"





La verità sulla scomparsa di Antonio Maiorana e di suo figlio Stefano è sepolta dentro il residence che stavano realizzando a Isola delle Femmine. L'ultimo pentito di Cosa nostra, Vito Galatolo, svela ai magistrati di Palermo che i due imprenditori sarebbero stati uccisi per pesanti contrasti nella gestione di quel cantiere. E fa il nome di un uomo, sarebbe lui il mandante dell'omicidio. È un imprenditore che si muove nella zona grigia fra mafia e colletti bianchi. Il suo nome è top secret, il pool coordinato dal procuratore aggiunto Vittorio Teresi ha già avviato nuove INDAGINI sul giallo dell'estate 2007.


Così, Galatolo ha già riaperto uno dei misteri di Palermo. Non è l'unico di cui si stanno occupando in questi giorni i pm Francesco Del Bene, Amelia Luise, Annamaria Picozzi e Roberto Tartaglia. L'ex boss dell'Acquasanta sta raccontando i retroscena di tanti altri omicidi avvenuti negli ultimi anni in città. Omicidi messi in campo dalle cosche. Uno dei più efferati fu quello di Davide Romano, rampollo in ascesa del Borgo Vecchio: attirato in una trappola, interrogato, picchiato e ucciso con un colpo di pistola alla nuca. Era l'aprile del 2011. "È stato Calogero Lo Presti", mette a verbale Galatolo. E spiega il motivo dell'esecuzione: "Romano, appena uscito dal carcere, comprava la droga fuori dalla borgata e voleva comandare". E al capo del mandamento non stava bene.



"Vito Galatolo appare soggettivamente credibile ed intrinsecamente attendibile", scrivono i giudici del Tribunale del riesame, che hanno ribadito il carcere per uno dei capimafia citati dal pentito, Vincenzo Graziano. È la prima importante attestazione di attendibilità per il boss che due mesi fa ha saltato il fosso rivelando un progetto di attentato nei confronti del pm Nino Di Matteo.



Galatolo è un fiume in piena. Parla degli insospettabili complici dei boss e dei loro ultimi affari. Parla soprattutto delle strategie di Cosa nostra palermitana, che sembra tutt'altro che fiaccata da arresti e processi. È il presente della Palermo criminale. Poi, c'è il recente passato. E un anno in particolare, il 2007, la stagione in cui i boss Salvatore e Sandro Lo Piccolo erano i padroni di Palermo. Sembra però che loro non abbiano avuto alcun ruolo nella scomparsa dei Maiorana, come già altri pentiti avevano detto, facendo scattare l'archiviazione del caso. Chi ha ucciso allora gli imprenditori Maiorana? Chi poteva avere tanta forza da organizzare il sequestro e l'assassinio di due persone? Galatolo indica una pista ben precisa. In Cosa nostra qualcuno seppe, e probabilmente autorizzò

http://palermo.repubblica.it/cronaca/2015/01/21/news/il_pentito_galatolo_riapre_il_giallo_dei_maiorana_uccisi_per_contrasti_all_interno_del_loro_cantiere-105405608/


LA SCOMPARSA DEI MAIORANA:  IL PENTITO GALATOLO RIAPRE IL CASO


L’imprenditore edile scompare insieme al figlio Stefano il 3 agosto del 2007: da allora gli inquirenti hanno battuto ogni pista, ma il caso è rimasto senza soluzione. Adesso il pentito dell’Acquasanta ha raccontato ai pm che l’omicidio dei due fu ordinato per motivi d’affari. E fa un nome
di Patrizio Maggio

Stefano e Antonio Maiorana 
Il motivo della scomparsa di Antonio e Stefano Maiorana è da ricercare negli affari, nella gestione del cantiere aperto a Isola della Femmine. A rivelarlo ai pm della procura di Palermo è Vito Galatolo, il picciotto dell’Acquasanta che da alcuni mesi ha deciso di collaborare con la magistratura. L’imprenditore edile Antonio Maiorana scompare insieme al figlio ventiduenne Stefano il 3 agosto del 2007: da allora gli inquirenti hanno battuto ogni pista, ma il caso è rimasto senza soluzione. Galatolo ha invece raccontato ai pm, coordinati dal procuratore aggiuntoVittorio Teresi, che il sequestro e l’omicidio de due è stato ordinato da un imprenditore, che era entrato in contrasto con Maiorana per motivi d’affari. Il nome del mandante del duplice omicidio, come racconta l’edizione locale di Repubblica, è ancora rimasto top secret.
Soltanto ieri il tribunale del Riesame aveva giudicato Galatolo “soggettivamente credibile ed intrinsecamente attendibile”, nell’ordinanza con cui rigetta la richiesta di Vincenzo Graziano, considerato il reggente del mandamento dell’Acquasanta e  arrestato il 16 dicembre 2014. Graziano è l’uomo che custodiva il tritolo che doveva essere utilizzato per eliminare il pm che indaga sulla Trattativa Stato mafia: suo principale accusatore era  proprio Galatolo.
“Le dichiarazioni medesime, proprio per la loro rilevantissima valenza, non solo sono in grado di aggiungere elementi ulteriori a carico di Vincenzo Graziano ma -scrivono  i giudici del Riesame – consentono anche di chiarire, di valorizzare e di attribuire maggiore forza dimostrativa agli elementi già acquisiti che quindi ormai assumono ben altro ‘spessore’ una volta ‘illuminati’ da quanto desumibile dalle dichiarazione di Galatolo“. Per i giudici del Riesame, dunque: “Le dichiarazioni di Vito Galatolo descrivono in modo ampio, preciso e circostanziato un ruolo di assoluto rilievo e direttivo di Vincenzo Graziano nelle dinamiche di cosa nostra, anche in tempi recenti e successivi alla scarcerazione, avvenuta nel gennaio 2012″.
Galatolo è il pentito che ha rivelato l’ esistenza dell’attentato organizzato a fine 2012 per eliminare il pm Nino Di Matteo: un piano di morte ordinato da Matteo Messina Denaro.


Mafia, il pentito Galatolo parla della scomparsa di Antonio e Stefano Maiorana




Contrasti nel mondo della droga avrebbero convinto il boss mafioso Calogero Lo Presti a ordinare anche l'omicidio del boss di Borgo Vecchio Davide Romano, ha detto il pentito


 - Il pentito di mafia Vito Galatolo avrebbe messo a verbale dichiarazioni utili per le INDAGINI sulla scomparsa degli imprenditori Antonio e Stefano Maiorana, (padre e figlio di 47 e 23 anni), spariti a Palermo il 3 agosto 2007. A ottobre il gip archiviò l'indagine sui due uomini scomparsi dopo aver lasciato il cantiere edile di Isola delle Femmine dove stavano realizzando degli immobili. La loro auto venne trovata nel parcheggio dell'aeroporto
Rossella Accardo, madre di Stefano ed ex moglie di Antonio Maiorana che da anni  si batte per far luce sul caso, ha appreso dai giornali le rivelazioni fatte dal pentito. Contattata da Tgcom24, la signora non ha potuto rilasciare alcun commento visto che stamattina è stata colpita da un malore. Le indiscrezioni trapelate oggi sull'interrogatorio di Galatolo sono infatti la prima conferma ufficiale della morte dei due congiunti, nonché la conferma implicita a quanto da lei sempre sospettato: pure il suicidio del figlio minore, Marco, sarebbe da imputare alla Mafia.



Galatolo avrebbe svelato anche retroscena dell'omicidio di Davide Romano, trovato nudo e incaprettato in un'auto a Palermo il 6 aprile 2011. Il pentito parlerebbe di contrasti nel mondo della droga che avrebbero convinto il boss mafioso Calogero Lo Presti a ordinare l'assassinio di Romano e anche quello di Giuseppe Ruggeri genero del mafioso Antonino Lauricella che si sarebbe messo in società con Romano per vendere la droga al di fuori dai circuiti decisi da Cosa nostra.


La sera in cui Romano venne ucciso la polizia arrestò Nicolò Pecoraro in un condominio di corso dei Mille con una pistola in pugno. Subito vene ipotizzato che Romano fosse lì per minacciare o uccidere qualcuno. In quell'edificio abita Ruggeri. Quest'ultimo e Romano vennero arrestati insieme nel 2008 in un'operazione antidroga.





http://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/sicilia/mafia-il-pentito-galatolo-parla-della-scomparsa-di-antonio-e-stefano-maiorana_2090819-201502a.shtml


IL PENTITO GALATOLO RIAPRE IL GIALLO DEI MAIORANA: "UCCISI PER CONTRASTI ALL'INTERNO DEL CANTIERE" LA SCOMPARSA DEI MAIORANA: IL PENTITO GALATOLO RIAPRE IL CASO LA SCOMPARSA DEI MAIORANA: IL PENTITO GALATOLO RIAPRE IL CASO,LOPEZ DARIO, LO CICERO, Francesco Paolo Alamia, Gaspare Pulizzi, CALLIOPE,ACCARDO,

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