"Senza una nuova coscienza noi, da soli, non ce la faremo mai "





Rocco Chinnici

lunedì 12 settembre 2011

Isola dichiara guerra all' antenna 'Ci stenderemo ...

Isola dichiara guerra all' antenna 'Ci stenderemo davanti al sito'



«NON vogliamo fare da cavia per nessun esperimento. Siamo pronti a stenderci davanti alla ex caserma Nato per impedire l' installazione dell' antenna per il wind shear». È bufera a Isola delle Femmine dopo che il presidente dell' Enac Vito Riggio ha annunciato l' attivazione entro pochi giorni del sistema di rilevamento del "vento killer". A protestare sono i comitati cittadini ma anche l' amministrazione comunale, che con il sindaco Gaspare Portobello si dice pronta ad azioni clamorose per impedire la collocazione dell' antenna nell' area dell' ex caserma Nato: «Manderò i carabinieri per fermare i lavori perché non c' è nessuna autorizzazione definitiva». Ad alzare il livello di allarme a Isola è stato il via libera dell' Istituto superiore di sanità all' installazione dell' antenna. Lunedì è previsto un nuovo incontro in prefettura per discutere della situazione, ma nel frattempo i comitati locali hanno avviato una mobilitazione: «L' arroganza di Riggioè insopportabile. Quando si entra a casa di qualcuno, di solito si bussa alla porta e si chiede permesso. Non vogliamo diventare delle cavie e siamo pronti a opporci in tutti i modi», attacca Pino Ciampolillo di Isola Pulita. Ma sulla querelle intanto prende posizione anche l' associazione dei piloti per la sicurezza del volo: «L' antenna è fondamentale per aumentare la sicurezza degli aeroporti italiani - dice il presidente Filippo Capuano - e se Punta Raisi non si sblocca, la sperimentazione non parte anche negli altri scali. L' allarme sull' impatto del radar sulla salute è del tutto strumentale. A farne le spese sono i piloti, che in caso di vento killer sono costretti a dirottare i voli, e i passeggeri, costretti a subire disagi. I tempi di reazione per effettuare manovre anti-windshear vanno dai 3 ai 5 secondi. Per noi piloti è fondamentale avere uno strumento che consenta di prevedere il fenomeno». Ma a Isola la tensione resta alta. Sabato scorso in una manifestazione il sindaco ha informato i cittadini sugli ultimi sviluppi. «L' Istituto superiore di sanità si limita a rilevare che non esiste una normativa sull' emanazione di onde elettromagnetiche e a dare una diversa interpretazione del principio di precauzione, ma non smentisce il parere dell' Arpa sul fatto che l' antenna possa essere dannosa», insiste Portobello. Secondo lui, un parere espresso «senza effettuare alcun sopralluogo sul territorio» non è sufficiente a fugare i timori sui rischi per la salute: «Il territorio di Isola è a disposizione per una soluzione condivisa: basta che le radiazioni dell' antenna non attraversino il centro abitato». Sullo sfondo delle proteste di Isola spunta anche uno scontro istituzionale. A sollevarlo è Pino Apprendi, presidente della commissione regionale di indagine che aveva chiesto di individuare altre sedi per l' installazione dell' antenna: «Mi chiedo se il parere dell' Istituto superiore della sanità cancelli il parere tecnico scientifico rilasciato dall' Arpa, che rappresenta in Sicilia l' ente a tutela dell' ambiente e della salute dei cittadini: se così fosse dovremmo inserire l' Arpa nell' elenco degli enti inutili». Sergio Marino, direttore generale dell' Arpa, è perplesso: «Non abbiamo ancora ricevuto il parere, ma se dovesse emergere davvero che davvero le onde elettromagnetiche non fanno male, vorrà dire che non faremo più controlli e smantelleremo le nostre centraline». -  


GIUSI SPICA CRISTOFORO SPINELLA  

 

Riggio:

L'ORDINANZA è già pronta. L'antenna per la rilevazione del wind-shear può essere installata ad Isola delle Femmine, così come previsto. Il parere dell'Istituto superiore della sanità, che ha escluso gli effetti nocivi per la salute dei cittadini paventati dal sindaco Portobelloe dalla Regione, ha tagliato la testa al toro e il presidente dell'Enac Vito Riggio, incassato il nullaosta, si prepara a passare ai fatti. Riggio, allora superato l'impasse? L'antenna può essere installata? «A questo punto direi proprio di sì, non vedo quale altro problema dovrebbe essere sollevato dopo che l'Istituto superiore di sanità ha escluso qualunque effetto negativo dai campi elettromagnetici prodotti dall'antenna. E peraltro gli accorgimenti che avevamo predisposto a maggiore tutela sono stati molto apprezzati». E quali sarebbero questi accorgimenti? «L'Enav ha assicurato che la potenza del fascio delle onde radio sarà ridotta del 50 per cento e verrà installata una centralina per misurarle che sarà consultabile da chiunque via Internet. Dunque chiunque potrà eventualmente segnalare qualsiasi problema. Mi pare che, a fronte della maggiore sicurezza dell'aeroporto, non ci sia più niente da discutere». Questo vuol dire che senza antenna per il wind-shear l'aeroporto non è sicuro? «No, vuol dire che fino ad ora la sicurezza dell'aeroporto di Palermo è alta in termini di procedure, così verrebbe automatizzata. In parole più semplici, in presenza di vento forte e di fenomeni di wind-shear questa apparecchiatura lo comunicherebbe in tempo reale ai computer di bordo evitando procedure di allontanamento improvviso che vengono adottate con una sorta di passaparola dai piloti che comunicano le condizioni di vento in fase di prossimità allo scalo. Palermo è in Italia l'aeroporto di gran lunga più soggetto a questo fenomeno e per questo, nel 2004, l'Enav lo ha scelto per la sperimentazione di questa attrezzatura». E dal 2004 ad oraè rimasta lettera morta. «La storia ormai la conoscono tutti. Il sindaco di Isola delle Femmine ha paventato questi problemi per la salute dei cittadini, a mio avviso immotivati non solo perché non esiste alcuno studio in merito, ma anche perché l'antenna andrebbe piazzata su una piattaforma a trenta metri d'altezza e rivolta verso il cielo e le palazzine lì attorno non superano i dieci metri. Per cui non entrerebbero nemmeno nel campo delle ipotetiche radiazioni che comunque non sono superiori a quelle dei telefonini». Ma il Comune di Isola delle Femmine aveva questo potere di veto tanto da potere impedire l'installazione dell'antenna? «No, ma trattandosi di una sperimentazione è sempre meglio adottare una decisione condivisa anche perché la Regione aveva nominato una commissione non tecnica che aveva in qualche modo appoggiato le posizioni del sindaco di Isola. Ma adesso l'ultima parola spetta all'Enac. Oggi incontrerò il ministro della salute Fazio che ringrazio per la serietà e la celerità con cui ha affrontato la questione e poi chiederò al prefetto Caruso di convocare già per domani una riunione per concordare le modalità operative». Che tempi è prevedibile aspettarsi? «Già oggi manderò la relazione dell'Istituto di sanità a tutti gli enti interessati. L'ordinanza è già pronta e visto il sito interessato per l'installazione non abbiamo bisogno della materiale concessione del Comune. Diciamo che, se non ci saranno altre sorprese, in una decina di giorni, l'antenna potrebbe essere attiva». Si aspetta ulteriori difficoltà? «Direi proprio che non ce n'è alcun motivo. Certo, se poi ad Isola delle Femmine si vogliono sdraiare per terra per impedirci di lavorare, questo sarà un problema delle forze dell'ordine». - a. z.



Il rapporto dell' Arpa sul radar anti-vento

IN MERITO all' articolo "Muro contro muro sul radar antivento. Riggio: si può installare solo a Isola" pubblicato il 27 ottobre precisiamo che Arpa, su richiesta della Commissione sull' installazione del sistema radar denominato antenna windshear della presidenza della Regione Siciliana, a maggio 2010, ha reso un unico rapporto con il quale sono stati stimati i livelli di campo elettrico in seguito all' installazione del radar prevista nel territorio di Isola delle Femmine. I RILIEVI sui rapporti redatti da Arpa erano contenuti nel comunicato stampa dell' Enac. - Ufficio stampa Arpa Palermo



'No all' antenna anti vento ad Isola' Dalla Regione nuovo stop all' Enac

QUEL terreno lo vogliono tutti. Da qualche giorno, l' area dell' ex caserma Natoa ridosso della strada che costeggia il lungomare di Isola delle Femmine sembra diventato un crocevia del progresso della Sicilia. Solo lì - giurano Enac ed Enav - si può piazzare il maxi radar capace di prevedere il wind shear di Punta Raisi. Ma da lì - protesta il sindaco di Isola - potrebbero arrivare emissioni dannose per la salute dei cittadini. E così, dopo anni di silenzio, la vicenda esplode portandosi dietro veleni e sospetti, accuse e polemiche. Come se da oggi, all' improvviso, non si potesse più aspettare. La battaglia per l' antenna di Isola si trascina dal giugno 2004, quando le autorità di sicurezza e di gestione dello scalo - Enac, Enav e Gesap - firmarono un protocollo d' intesa da 11,5 milioni di euro per l' installazione dell' antenna. La scelta cadde sull' ex caserma Nato, dismessa nel 1999 e ora di proprietà del demanio. «La scelta di quel sitoè il frutto degli studi effettuati dai tecnici dell' Enav. È lì che l' antenna triangola con tutti gli altri sensori utilizzati per la sicurezza dell' aeroporto. Da un' altra parte non si può fare», assicura Vito Riggio, presidente dell' Enac. Da lì, però, verrebbero i rischi per la salute: «Le radiazioni attraverserebbero il centro abitato. Per questo mi sono opposto: finora, nessuno mi ha assicurato che le emissioni non sono nocive», spiega Gaspare Portobello, sindaco di Isola. Che propone: «L' antenna si può mettere in spiaggia o in altre zone del territorio comunale. Non è facile capire l' insistenza su quel punto. Certo, quell' area la avrebbero in comodato d' uso, senza spendere nulla per eventuali espropri». Portobello non ci sta ad essere accusato di dire solo no: «Non è il capriccio di un sindaco. E non è la prima volta che mi occupo dei rischi per la salute. Quando ho chiesto garanzie all' Italcementi, gli operai che temevano di perdere il lavoro sono venuti ad occupare il mio studio». Così lo scontroè finito sul tavolo del governatore Raffaele Lombardo, che nel dicembre scorso ha nominato una commissione incaricata di chiarire rischi e problemi. Nove mesi dopo, arriva la relazione conclusiva: «L' ho consegnata proprio oggi (ieri, ndr) al presidente della Regione. Abbiamo fatto dieci audizioni, sentendo tutti i soggetti interessati, dal sindaco all' associazione dei piloti. E poi abbiamo acquisito il parere dell' Arpa. Un lavoro complesso che per noi è definitivo», racconta Pino Apprendi del Pd, che presiede la commissione. «Le conclusioni non lasciano spazio ad altre interpretazioni - anticipa Apprendi - Le soluzioni si potevano trovare anche prima. Chi poteva intervenire non l' ha fatto e ora dà la colpa ad altri. Ci sono altri luoghi dove si può piazzare l' antenna». Ma cos' altro si potrebbe fare in quel sito? Il primo progetto, quello di cui ancora si parla per le strade di Isola, è stato l' osservatorio biologico marino: l' idea dell' acquario risale al gennaio 2005, quando il Comune firmò una convenzione con l' allora presidente della Provincia Francesco Musotto, la Regione guidata da Totò Cuffaro ma anche con Università di Palermo, Confindustria e Arpa. Un progetto rimasto più un' intenzione che però ha fatto intuire a molti le potenzialità di quell' area. Tanto che l' anno dopo il sindaco Portobello pensò di farci un ostello della gioventù. Anche questo progetto, però, è rimasto sulla carta. Pino Ciampolillo, coordinatore del comitato cittadino Isola Pulita, lo dice chiaramente: «Non è solo una questione di salute. Per noi l' antenna è incompatibile con il progetto della città della scienza, che comprende anche l' acquario. Poteva essere una leva per lo sviluppo della città. Ora vorremmo che qualcuno ci dicesse che fine ha fatto». Ciampolillo non è convinto che sia solo una scelta tecnica: «L' aereo aveva appena toccato terra quando Riggio ha cominciato a parlare dell' effetto wind shear. Non vorrei che qualcuno sfruttasse questo incidente per rilanciare il progetto dell' antenna». L' Enac, però, non vuole più aspettare: «O dentro o fuori: è arrivato il momento di decidere. O si fa entro un mese, oppure porto questi soldi altrove. Punta Raisi è lo scalo dove il fenomeno del wind shear è più forte, ma esiste anche in altri aeroporti. Mi hanno già fatto perdere quattro anni di sperimentazione, adesso basta», attacca Riggio. Il presidente dell' Enac ne fa una questione di sicurezza: «Ho la responsabilità di 47 aeroporti, mica solo di Palermo. Se non ce lo fanno fare, dirotto questi soldi a Genova o a Reggio Calabria». Anche con la Regione l' Enac sembra pronto al muro contro muro: «Non capisco cosa c' entri una commissione politica. Parliamo di fondi Enav già stanziati e fondi europei che non possono essere persi. Ci sono pure i contratti già fatti». E i rischi per la salute? «Sono strumentali. Chiederò al ministro Fazio un parere dell' istituto superiore di Sanità, così la smetteranno di dire che non ce ne preoccupiamo».

© RIPRODUZIONE RISERVATA - CRISTOFORO SPINELLA

Il radar anti-vento bloccato da sei anni

QUANDO si avvicinano a Punta Raisi, i piloti sanno che bisogna farcii conti. Il vento pazzo che improvvisamente può cambiare intensità e direzione li costringe a stare all' erta. «È come se, mentre sei in macchina, ti crollasse la strada sotto i piedi», racconta chi ha dovuto affrontarlo. E a quel punto resta solo l' abilità del pilota per affrontare il wind shear, il "vento che taglia". Più del 40 per cento dei casi registrati in Italia si verificanoa Palermo. Per le caratteristiche orografiche del territorio in cui sorge l' aeroporto, assicurano gli esperti, e con un' incidenza che è «in crescita negli ultimi anni». La criticità di Punta Raisi diventa chiara leggendo gli ultimi dati dell' Agenzia nazionale per la sicurezza del volo (Ansv): sono «214 i riporti di windshear, rispetto ai 54 di Napoli Capodichinoe ai 31 di Milano Malpensa» su un totale di 520 all' anno. Quando succede, non è facile cavarsela: se i piloti se ne accorgono in tempo, possono decidere di «effettuare una procedura di mancato avvicinamento»: in sostanza, restano in volo o atterrano in un altro scalo. Il problema è proprio la tempestività della segnalazione, visto che il fenomeno è tanto intenso quanto improvviso. Anche se non imprevedibile. Dice Bruno Nieddu, presidente dell' Enav: «Ma è impossibile ottenere risultati di contrasto del fenomeno al 100 per cento. Speriamo di arrivare ad una soglia del 90». Ed è proprio sugli strumenti di controllo che si è consumato lo scontro a Punta Raisi. Da un lato, Enac, Enav e Gesap - le autorità di sicurezza e di gestione dello scalo - che nel giugno 2004 firmarono un protocollo d' intesa da 11,5 milioni di euro per l' installazione di una maxi antenna capace di rilevare meglio il rischio di wind shear. Dall' altro, il Comune di Isola delle Femmine, dove l' antenna dovrebbe essere collocata. Il timore è quello di rischi per la salute pubblica: «Siamo preoccupati perché le radiazioni attraverserebbero il centro abitato», spiega Gaspare Portobello, sindaco di Isola. Che lamenta di essere stato «estromesso» e assicura: «Il nostro territorio è a disposizione del progresso, ma finora ci hanno detto solo che le radiazioni sono nella norma. Io voglio che mi dicano che non fanno male». Giacomo Terranova, parlamentare Pdl e ad della Gesap fino al 3 giugno scorso, ha seguito la vicenda dall' inizio: «Secondo gli esperti dell' Enav quello è l' unico posto dove si può collocare l' antenna perché il radar deve coprire una zona ben precisa». Vito Riggio, presidente dell' Enac, rincara la dose: «Può la sicurezza dipendere dagli umori di un sindaco? Prima o poi i finanziamenti saranno dirottati altrove». Sulla necessità del radar si è espressa chiaramente anche l' Ansv, che lo ha definito «un sensore di importanza cruciale per una efficace rilevazione del wind shear». Ma cosa succede esattamente quando il vento cambia direzione? Spiega ancora Terranova: «L' aereo perde la sua tenuta:è come si ci fosse un effetto di schiacciamento dall' alto che può farlo scivolare improvvisamente. E questo non solo in fase di atterraggio: anche al decollo possono esserci problemi». Come è successo il 27 settembre 1989, quando un Dc 9 dell' Ati diretto a Milano non è riuscito a decollare, finendo fuori pista. Il radar anti wind shear che prende a modello Hong Kong e l' Alaska continua a mancare. Ma Punta Raisi, giurano gli esperti, oggi è un aeroporto sicuro: «La posizione dell' aeroporto presenta dei problemi dal punto di vista orografico, ma la tecnologia li ha compensati. Basti pensare che ci sono due piste che si incrociano, permettendo le manovre con tutte le direzioni di vento». - CRISTOFORO SPINELLA




'No all' antenna per l' aeroporto' Isola delle Femmine in piazza

I residenti di Isola delle Femmine dicono "no" alla costruzione di un radar che serve per trasmettere a Punta Raisi i dati sul "wind-share", l' improvvisa variazione d' intensità dei venti. Considerato un ecomostro, il traliccio di oltre 30 metri, sprigionerebbe onde elettromagnetiche ad altissima frequenza per un raggio di quasi 2 chilometri, attraversando il paese. Ieri mattina, alle 10, il comitato cittadino "Isola Pulita" ha organizzato un sit-in contro la costruzione del radiolocalizzatore. All' iniziativa, aiutati dalle mamme, hanno partecipato anche i bambini di Isola delle Femmine che hanno disegnato i cartelloni. «Gli effetti provocati dall' emissione delle onde elettromagnetiche possono essere gravemente nocivi alla salute - dice il coordinatore dell' associazione Pino Ciampolillo - Potrebbero favorire la produzione di tumori e altre patologie irreversibili». Sul progetto di costruzione, bloccato dal 2006, si è espresso contro il Consiglio comunale poiché non sarebbe stato rispettato il vincolo di non edificabilità in un' area tutelata.

a.rot.  
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/03/29/no-all-antenna-per-aeroporto-isola.html
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