"Senza una nuova coscienza noi, da soli, non ce la faremo mai "





Rocco Chinnici

lunedì 12 settembre 2011

Finmeccanica, fondi neri inchiesta interna di Enav

Finmeccanica, fondi neri inchiesta interna di Enav

ROMA — La Procura della Repubblica non lo molla.

 


E Lorenzo Cola, il facilitatore nella manica dei Servizi dal passato e il presente politicamente nero, non si ferma più. Nel carcere di Rebibbia, a distanza di sole 48 ore dal suo ultimo interrogatorio di venerdì, mentre il titolo Finmeccanica, investito da pessimi presagi giudiziari, lascia in Borsa il 4,81 per cento, il consulente di Finmeccanica, detenuto dal luglio scorso perché accusato del riciclaggio di 8 milioni e 300 mila euro dell’affare “Digint”, torna a rispondere per oltre cinque ore alle domande del procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e del sostituto Rodolfo Sabelli.

A ripercorrere i passaggi cruciali della sua parabola di mediatore d’oro. Dai giorni in cui, da presidente della “Cogim”, trafficava in prefabbricati destinati alle missioni di pace all’estero (Iraq, Afghanistan, Bosnia), a quelli di uomo della provvidenza nella stanza dei bottoni di piazza Monte Grappa. In un confronto (il quarto da quando è cominciata la sua “collaborazione”) che per altro promette di non essere l’ultimo. Soprattutto se, di qui ai prossimi giorni, la Procura dovesse trovare riscontri documentali e testimoniali alle nuove e numerose circostanze che Cola ha indicato.

E che, in questo momento, collocano il fuoco dell’inchiesta sui fondi neri di Finmeccanica nella ricostruzione del “Sistema” di “relazioni” e “interessi” che, negli ultimi cinque anni, ha visto Enav aggiudicare all’azienda guidata da Pier Francesco Guarguaglini appalti per 700 milioni di euro attraverso la controllata “Selex” di Marina Grossi, di cui Cola è stato nel tempo assai più di un consulente, quasi un amministratore di fatto. Guarguaglini, con un comunicato dell’azienda prima e quindi con un’intervista al Tg1, nel «ribadire che non c’è nessun fondo nero» e che «nessuna società del gruppo ha operato a questo scopo », sceglie una linea di difesa che, senza nulla aggiungere nel merito, liquida l’intero affaire come «una campagna diffamatoria basata sul nulla, che non fa male soltanto ai 78 mila dipendenti e fornitori del gruppo Finmeccanica, ma all’Italia intera».

Senza sapere, forse, che, ora, Enav, comincia al contrario a riconoscere che, nella catena di appalti e subappalti riconosciuti a “Selex”, attraverso cui sono stati gonfiati i costi e si sono creati i presupposti di fatturazioni fittizie o peggio inesistenti, qualcosa non ha funzionato. Fonti dell’Ente di controllo dell’aviazione civile, riferiscono infatti dell’imminente chiusura di un audit interno, avviato circa un anno fa, che ha individuato in Technosky (società controllata di Enav) l’anello debole del sistema di appalti affidati a Finmeccanica. «L’audit — aggiungono le stesse fonti — ha scoperto irregolarità procedurali e amministrative, almeno fino al luglio del 2010 quando, non a caso, l’intero management di vertice di Technosky è stato sostituito per iniziativa di Enav.

A cominciare dall’amministratore delegato Antonio Iozzino». Ebbene, quelle irregolarità — a stare ancora alla ricostruzione che ne fa oggi Enav — avrebbero riguardato proprio le modalità con cui Technosky acquisiva in subappalto i lavori che Selex si aggiudicava da Enav e i termini con cui, a sua volta, li girava a società che da Selex venivano «imposte». A cominciare dalla «Arctrade», la srl con sede a Roma di soli 30 dipendenti arrivata a fatturare 24 milioni di euro nel 2009, amministrata da Marco Iannilli, commercialista e spicciafaccende di Lorenzo Cola e oggi testimone chiave dell’inchiesta della Procura. Technosky — secondo l’audit — arriva infatti a riconoscere ad “Arctrade” compensi per lavori mai cominciati e talvolta neppure fatturati. Il tempo, a questo punto breve, dirà se al vertice di Enav — il presidente Luigi Martini (già interrogato due volte in Procura) e l’amministratore delegato Guido Pugliesi, entrambi indagati — sarà sufficiente un audit e l’indicazione di un cattivo management (Technosky) per evitare di essere travolti dall’inchiesta e spiegare in un colpo solo le anomalie del rapporto con Selex-Finmeccanica.

Un fatto è certo: il pm Paolo Ielo tornerà a sentire nei prossimi giorni Marco Iannilli, amministratore di “Arctrade” proprio sugli appalti Enav. A cominciare da quelli per la ristrutturazione dell’aeroporto di Palermo (per il quale Enav cominciò a pagare prima ancora dello stanziamento dei fondi del Cipe). Per proseguire con quello, sin qui annunciato, per la realizzazione del sistema sperimentale per la rilevazione del wind-shear a Punta Raisi. Vicenda annosa, che in questi mesi è tornata a dividere la Sicilia e a mobilitare gli abitanti dell’Isola delle Femmine (dove il dispositivo dovrebbe essere installato).

E in cui, ora, emerge una curiosa circostanza. L’8 marzo di quest’anno, infatti, mentre ogni decisione sul futuro del dispositivo era congelata da pareri difformi di tribunali amministrativi e commissioni regionali, la statunitense Lockheed Martin annunciava «per conto di Enav» l’acquisizione da parte di una società italiana del “wind trace doppler lidar system”, il dispositivo sperimentale per il controllo del windshear.

E quale società? La “Arctrade” di Iannilli e Cola.




 

Ad agosto parlavamo di.............

Riciclaggio, arrestato Lorenzo Cola

Riciclaggio, arrestato Lorenzo Cola "Era pronto a scappare negli States"

Fermato a Roma l'ex consulente del presidente di Finmeccanica
"Tramava con Gennaro Mokbel" Sotto la lente dei pm 8,3 millioni

ROMA

È stato fermato dai carabinieri del Ros a Roma, mentre lasciava l’Italia: Lorenzo Cola, in passato consulente di Finmeccanica, è indagato nell’ambito dell’inchiesta sul maxi-riciclaggio che coinvolge Fastweb e Telecom Italia Sparkle.
Cola è accusato di riciclaggio internazionale in concorso con l’imprenditore Gennaro Mokbel, uno dei presunti capi dell’associazione per delinquere sgominata dal Ros, l’ex senatore Nicola Di Girolamo, e altre due persone finite nell’inchiesta, Marco Iannilli e Marco Toseroni.

I cinque sono coinvolti in un nuovo fronte dell’indagine romana sul maxi-riciclaggio: oggetto delle indagini un investimento di 8,3 milioni di euro sborsati da Mokbel (e di presunta «provenienza delittuosa») per l’acquisizione di quote di una società, la Digint, partecipata da Finmeccanica. Secondo l’accusa Mokbel avrebbe versato il denaro su conti esteri a Iannilli e Cola (quest’ultimo definito dagli inquirenti «soggetto di fiducia di Finmeccanica»), attraverso bonifici fatti da Toseroni, acquisendo così il 51% della Digint (il restante 49% è invece riconducibile a Finmeccanica). I carabinieri sono riusciti a ricostruire il flusso del denaro, partito da Singapore, transitato per San Marino su un conto di Iannilli e finito in Svizzera.

La vicenda della Digint - ritenuta dagli inquirenti una ’scatola vuotà finalizzata a costituire fondi neri - è stata al centro di diversi interrogatori degli indagati. Allo stesso Mokbel, in primis, è stato chiesto il senso di questa operazione finanziaria, che risale al 2007, quando acquistò la maggioranza della Digint per circa 8 milioni di euro.

Anche l’ex senatore Di Girolamo è stato sentito dagli inquirenti su questo tema specifico ed avrebbe ammesso, secondo indiscrezioni, che l’operazione Digint sarebbe servita a creare fondi neri all’estero.

Secondo l’ipotesi accusatoria la Digint avrebbe dovuto acquisire contratti, salendo così di valore: a questo punto il 51% acquistato dal gruppo riconducibile a Mokbel sarebbe stato venduto a Finmeccanica ad un prezzo di molto maggiorato rispetto all’originario impiego di risorse finanziarie e le plusvalenze di questa operazione sarebbero state ripartite tra gli interessati.


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